Nella giornata della memoria, il 27 gennaio, abbiamo deciso di rendere omaggio al grande fotografo Roman Vishniac con un'antologia di alcune eccezionali e quasi introvabili foto che testimoniano la vita delle comunità ebraiche nell'Europa centro-orientale negli anni '36-'37-'38.
Si tratta di foto d'epoca, in bianco e nero, a nostro modo di vedere di inesprimibile bellezza.
Mettiamo a fianco di ciascuna una breve legenda, che è una traduzione dal francese di quella voluta dall'autore.


Perché ho fatto questo? Un apparecchio fotografico nascosto per ricordare come viveva un popolo che non desiderava essere fissato sulla pellicola potrebbe sembrarvi strano. Era follia attraversare senza posa delle frontiere rischiando ogni giorno la mia vita? Quale che sia la domanda, la mia risposta resta sempre la stessa: bisognava farlo. Io sentivo che il mondo stava per essere sconvolto dall'ombra demente del nazismo, e che ne sarebbe conseguito l'annientamento d'un popolo di cui nessun testimone avrebbe ricordato i tormenti. Voi sapete, fu forse la loro fede totale in Dio che impedì loro di cercare un salvatore umano. Io sapevo che era mio dovere fare in modo che questo mondo scomparso non si eclissasse completamente.
Se devo soffiare una nuova vita nelle foto che seguono, lo farò confidandovi i pensieri che esse suscitano in me. Queste foto mostrano delle persone e dei luoghi che non esistono più; ma, nel mio ricordo, esse sono sempre là. Spero che voi guarderete ciascuna di queste foto assieme alla loro storia, e che anche voi vedrete il mondo che io ho visto.


Abbiamo operato una scelta di trentasei immagini:

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18

19

20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36

 

-1-

Un anziano del villaggio. Vrchni Apša, Rutenia subcarpatica, 1938.
Si era nel 1938, ma nelle case del villaggio di Vrchni Apša erano ancora legna e candele a procurare calore e luce. Mi ricordo benissimo il fuoco che rischiarava le mani e il viso di questo anziano del villaggio, il cui consiglio era molto ricercato dai membri della sua comunità. Come sembrava saggio e comprensivo!

-2-

Meshorerim (coristi) della scuola del Rabbino Baruch Rabinovitz. Moukatchevo, 1938. Il cantore del coro del rabbino assidico di Moukatchevo portava una stola da preghiera, o talès, riccamente bardata. Non era pagato per cantare, ma cantava per la gloria di Dio. Per gli hassidim il canto era uguale alla preghiera, e cercavano di pervenire all'estasi che avrebbe loro permesso di esprimere il loro amore per Dio. Il movimento assidico fu fondato nel XVII° sec. da Israël Baal Shem Tov, e conosce oggi una nuova fioritura.

-3- -4-

Bambini che studiano il Talmud. Trnava, Cecoslovacchia, 1937. I ragazzi erano ammessi alla yeshiva all'età di quattro anni. Nella stanza della classe mal illuminata (héder), questi giovani ragazzi leggevano e scrivevano l'ebraico. Essi s'iniziavano ai Cinque Libri di Mosè - i primi cinque libri della Bibbia Ebraica - e studiavano i commenti del Talmud, in particolare quelli di Rashi, il celebre erudito francese dell'XI° sec., interprete classico della Bibbia e del Talmud. Il Talmud, codice dei costumi e del diritto ebraico, costituisce il fondamento della vita. I semi della conoscenza erano piantati fin dalle prime classi, e la "tradizione" era continuamente attualizzata e meditata. Io dovrei intitolare queste foto: "I visi dello studio".

-5-

Allieve della scuola talmudica, Moukatchevo, 1938. Anche dopo la fine delle lezioni, gli allievi dell'héder continuavano le loro dotte discussioni. C'era tanto da imparare, tanto da dibattere.

-6-

Discussione col rabbino. Varsavia, 1938.

-7-

Un rabbino. Varsavia, 1938. I libri sono i suoi compagni e fanno parte integrante della sua vita. Sono trattati con rispetto e venerazione. Per il rabbino, i libri sono la risorsa inesauribile della conoscenza.

-8-

La via Nalewki, nel cuore del quartiere ebraico di Varsavia, 1938. Per un secolo la via Nalewki era stata il centro commerciale degli Ebrei di Varsavia. Qui si incontravano gli amici e si discutevano gli affari. A partire dal 1937, i discorsi che vi ho ascoltato riguardavano i pericoli che minacciavano tutti gli Ebrei impossibilitati a lasciare l'Europa. Molte di queste persone domandarono un visto per gli Stati Uniti, ma bisognava attendere anche anni, e, questi anni, essi non li avevano affatto davanti a sé. Questi ritardi costarono loro la vita.

-9-

Ridotto all'inattività a causa del boicottaggio, un commerciante passa vicino al suo vecchio negozio. Il suo successore, non ebreo, lo sta rinnovando. Lask, borgata nei pressi di Lodz, 1937.

-10-

Membro di un artel di portatori ebrei. Varsavia, 1937.

-11-

A Leopoldstadt, il quartiere ebraico di Vienna, 1936. Nella grande via Leopoldstadt, la sig.ra Salzer vendeva calzature: suo marito era stato ucciso durante la prima guerra mondiale e l'inflazione riduceva ulteriormente la sua magra pensione. Doveva vendere per lo meno diciotto paia di scarpe al giorno per assicurare la sopravvivenza della famiglia. Era difficile, ma la sig.ra Salzer era una donna coraggiosa.

-12-

Quest'uomo ha perduto entrambe le gambe, trent'anni prima, in un pogrom russo. Varsavia, 1937.
Sua moglie era morta di una crisi cardiaca, ma il suo piccolo figlio era sopravvissuto; ora faceva il portatore. Ogni giorno prima di uscire in cerca di lavoro, portava suo padre sulla strada e gli dava del pane e dell'acqua per la giornata. La sera, riportava il vecchio uomo a casa sua.

-13-

Vendita di un mantello usato. Varsavia, 1936. Si ispeziona minuziosamente il vecchio abito. Deve durare a lungo.

-14-

Commercianti ambulanti, Varsavia, 1938.
Questi commercianti ebrei erano "privilegiati" perché godevano della "compassione" della polizia locale. Ce la si acquistava con uno zloty alla settimana. Ma la loro protezione era limitata: talvolta delle pattuglie a cavallo comparivano all'angolo della strada e facevano una razzia. Gli ambulanti perdevano tutti i loro averi e i loro cari non potevano che morire di fame, visto che la mercanzia era acquistata grazie a un prestito settimanale concesso dalla gemiles chesed, l'organizzazione di assistenza reciproca a scopi non lucrativi degli ambulanti. Se il prestito non veniva rimborsato il venerdì, non si faceva più credito.

-15-

Membro di un artel di portatori, Varsavia, 1938.

-16-

Il mio cocchiere. Slonim, 1937.
Mi dovevo recare a Slonim, città natale di mio padre. Pioveva a dirotto quando il treno entrò nella stazione con molto ritardo. All'altra estremità della piazza si scorgeva una forma solitaria, che mi si rivelò poi essere un cocchiere. Mi condusse in un piccolo albergo, e, quando gli chiesi quanto gli dovessi, mi rispose che lo avrei pagato il giorno della mia partenza. Restai più a lungo del previsto e scattai molti negativi. Qualche giorno più tardi, ero pronto a ripartire e il cocchiere mi ricondusse in stazione. Gli domandai quanto gli dovessi per i due tragitti. "Per i tragitti - sbottò - solo per i tragitti?". Ero stupefatto - che cos'aveva fatto d'altro per me? Ma egli si torse le mani gemendo: "Chi pagherà per le notti glaciali in cui ho atteso? Per le notti in cui nessuno è arrivato, e per le mie sofferenze? Mia moglie era malata, mio figlio è morto. Ho dovuto impegnare dell'argento per la sua piccola bara." Non sapevo che dire. Ero io responsabile delle sue miserie? Il destino esigeva da me una risposta. Abbracciai il cocchiere, rivoltai le mie tasche e gli diedi tutto quello che avevo. Egli pianse e mi benedisse. Dovetti correre per afferrare il treno già in marcia.

-17-

L'essenza della preghiera, secondo certi commentatori assidici, è la parola e la riflessione. Una preghiera comincia con una lettura. All'inizio si vedono le lettere, ma esse si dissolvono progressivamente e spariscono. In questa estasi, si stabilisce un legame fra lo spirito umano e il mondo divino del pensiero. Il fedele diventa Nulla sulla via che conduce a Tutto. [...]
Le dispute e gli esami si svolgevano nella più grande stanza della casa del rabbino - una modesta sala dove si accalcavano dozzine di studiosi. All'ora del pasto, essa si trasformava in sala da pranzo.
Il direttore della yeshiva, Rabbi Baruch Rabinowitz, è seduto fra i lumi. Ciò secondo la tradizione della famiglia Shapira, conosciuta sotto il nome di "dinastia di Moukatchevo". Il suo fondatore, Salomon Shapira (1832-1893), fu nominato rabbino di Moukatchevo nel 1881. Rabbi Rabinowitz sopravvisse all'Olocausto; vive oggi in Israele.